Affittare la felicità: perché “Rental Family” non è un capolavoro, ma un’ossessione sottile.

Sono appena tornata dal cinema, ho inaugurato i miei mercoledì film (come ogni anno una promessa mai mantenuta): andare a cinema il mercoledì pomeriggio significa avere letteralmente il cinema tutto per te, e quindi essere sola nella tua sala (ci si può illudere di essere milionari con piccoli escamotage!)

Ho visto Rental Family della regista giapponese Hikari e sto cercando le parole giuste per descriverlo perché sebbene non lo ritenga un capolavoro, con la tipica essenzialità giapponese mi ha lasciato un ‘ sospesa.

Il concetto è semplice quanto folle: in Giappone puoi letteralmente affittare degli attori per interpretare i tuoi familiari. Un padre per il tuo matrimonio, una moglie per una cena, un’amante per chiedere scusa a tua moglie, o una figlia che non hai mai conosciuto.

Ma non ti fa ridere della stranezza, ti fa chiedere: perché arriviamo a tanto?

 È una storia sulla solitudine moderna, quella che proviamo anche in mezzo agli altri.

La recitazione è così delicata che a un certo punto ti dimentichi chi è l’attore e chi è la ‘famiglia’ vera.

L’accostamento degli attori che recitano un copione per riempire le vite degli altri e la prostituta che vende il suo corpo e la sua compagnia mi ha lasciato spiazzata perché pur nel dibattito eterno e immutabile, siamo abituati alla figura della prostituta, una donna che si affitta perché finga di amare ma non siamo pronti, non io, non ancora, all’idea di affittare qualunque tipo di affetto o compagnia, e nello stesso tempo, ribaltando la prospettiva, la compravendita di qualunque corpo o sentimento si metta in vendita sembra diventare lecita.

Questo film come promette dal titolo ti fa entrare nelle vite degli altri, con la delicatezza di cui solo i giapponesi sono capaci, senza alcuna invadenza chiassosa, senza alcuna intromissione cattiva, si entra nelle vite degli altri per dargli la felicità che cercano e non importa se non è gratis per nessuno.

Non è un film per tutti, è lento, respira, ti osserva.

 Ma se vi siete mai sentiti un po’ fuori posto nel mondo, andate a vederlo.

Vi farà riconsiderare cosa significhi davvero ‘appartenere’ a qualcuno.