Il diavolo veste Prada 2: recensione onesta a 60 anni (e nostalgia Nokia 3310)

Sono ufficialmente entrata nei 60 lo stesso giorno in cui usciva la prima de Il diavolo veste Prada 2. Ho pensato a una fortunata coincidenza, un omaggio proprio per me: non potevo lasciarmelo scappare, compro la prevendita e vado al cinema.

Non solo esce il giorno del mio compleanno, ma è girato in parte in Italia e si vede la casa del mio migliore amico, compagno di scuola. Per farmi gli auguri, mi scrive: “Lo sai che ti amo?”. E io gli rispondo: “Io ti amo talmente che vado al cinema solo per vedere casa tua!”.

Dire che non è bello non si può, dire che è bello nemmeno. Mi è sembrato un compitino molto ben fatto, ma pur sempre un compitino. Miranda è diventata quasi una dama di carità: dove è finito il diavolo che avevamo conosciuto vent’ anni fa?

Vent’ anni! L’operazione era proprio questa: dimostrare che sono passati vent’anni che ci hanno stravolto la vita. Non si leggono più riviste cartacee, e il politicamente corretto ci ha ingabbiati.

Per tutto il film ho pensato a come eravamo, a come ero io nel 2006, senza social, senza smartphone.

Iniziavamo a usare internet: cercavamo su Google conoscenti persi da 30 anni o le diagnosi per i nostri sintomi più strani.

Ci mandavamo email dal PC, SMS sul Nokia 3310. Avevamo tra le mani un telefono indistruttibile, e Snake, e le suonerie polifoniche, e la batteria infinita, ci sentivamo i conquistatori del mondo!

Usavamo il telefono fisso, mentre l’elenco telefonico si riduceva sempre più.

E gli squilli? Solo per dire “ti sto pensando”. Poesia pura.

Leggevamo: libri, romanzi, saggi, giornali. Scrivevamo con le penne!

Siamo stati la prima generazione con Facebook; oggi ci chiamano boomer, senza immaginare la rivoluzione che ha stravolto le nostre vite: matrimoni rovinati, lavori persi, il bisogno di reinventarci nel mondo.

Nel 2006 ci guardavamo negli occhi: l’interlocutore a passeggio o a cena meritava attenzione. Oggi spegniamo le telecamere se siamo in smart working per non dover guardare in faccia nessuno.

E mentre penso a tutto questo vedo che gli attori non sono cambiati: Le due Emily identiche a vent’anni fa – a Hollywood deve esserci un’ibernazione fantastica! Vada per il politicamente corretto, ma un’attrice deve dimostrare sempre 20 anni. Ma io le aspetto tra dieci, con menopausa, sbalzi d’umore, caldane e osteoporosi. Vi aspetto al varco! Solo Meryl Streep mostra un minimo l’età avanzata.

Nigel ha cambiato doppiatore: scelta nefasta. Non puoi chiamare i fan del primo film per un sequel con una voce diversa. Ho scoperto dopo che è Gabriele Lavia, lo adoro, mi ha fatto amare per primo i Sei personaggi alla Pergola, attore strepitoso, ma non per questa parte.

Insomma esco dal cinema dopo un bel pomeriggio nel giorno del mio compleanno, ma niente di più.

 Ah, la casa del mio amico si vede per un nanosecondo!

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